Buongiorno Readers, siamo veramente orgogliosi di presentare in anteprima la recensione dello strabiliante racconto lungo della scrittrice emergente Eleonora C. Caruso, che inaugura la collana Scintille del marchio editoriale Speechless Books.

In una Tokyo decadente e malinconica percepiamo l’anima tormentata del giovane/vecchio Shun e del suo moto perpetuo alla ricerca di una motivazione per andare avanti…

Info e trama Col nostro sangue hanno dipinto il cielo

Col nostro sangue hanno dipinto il cielo di Eleonora C. Caruso
Col nostro sangue hanno dipinto il cielo di Eleonora C. Caruso

Titolo: Col nostro sangue hanno dipinto il cielo

Autore: Eleonora C. Caruso

Editore: Speechless Books

Serie: Scintille

Acquisto: Il racconto può essere scaricato gratuitamente dal sito ufficiale, alla pagina Speechless Pubblicazioni.

Trama: Shun ha 25 anni e vive in una Tokyo vanesia e spersonalizzata. Shun è un host, uno degli accompagnatori più richiesti del Parfume, locale frequentato da uomini e donne, giovani e non, in cerca di affetto, comprensione e una parvenza di amore. Shun finge di amare le proprie clienti, e loro pagano per questa illusione.

L’incontro con il giovane Toru potrebbe cambiare la sua vita, ma Shun è stanco e la sua storia, per sua stessa ammissione, è una di quelle nelle quali non aveva perso niente né imparato niente. “La maggior parte delle storie finisce così”. La Tokyo di Eleonora Caruso è malinconica e affascinante nella sua crudezza, e rappresenta con disincanto e cinismo l’immaginario pop giovanile.

Review di Col nostro sangue hanno dipinto il cielo – Quando i sogni non diventano realtà

Ho appena terminato di leggere questo struggente e devastante racconto e devo ancora riprendermi dal pugno nello stomaco che ho immediatamente accusato nel momento in cui le ultime parole hanno raggiunto il mio cervello. Un pugno di quelli veloci, rapidi, che ti lasciano senza fiato…e così infatti sono rimasta…boccheggiante.

La prima reazione è stata quella di correre a rileggere, innanzitutto il penultimo capitolo, che in un gioco contorto e particolare l’autrice ha voluto posizionare per primo. Poi, una volta riassaporate quelle parole alla luce di ciò che ormai conoscevo, ho riletto l’intero racconto beandomi di ogni parola, di ogni frammento di dialogo, di ogni potente emozione che l’autrice ha saputo regalarci.

Come avrete sicuramente immaginato ho apprezzato immensamente questo racconto e ne consiglio vivamente la lettura non ad un target particolare di lettore, ma a tutti quelli che abbiano imparato a leggere da almeno una decina d’anni.

Solitamente, quando leggo un libro, per poterlo recensire meglio mi appunto delle note via via che vado avanti con la lettura. Ammetto che constatata la brevità e il numero di pagine del racconto, ero convinta che una paginetta di appunti sarebbe stata più che sufficiente. Bè.. non lo è stata, infatti ogni riga, ogni paragrafo ed ogni capitolo erano degni di attenzione. Ho riempito pagine di appunti e considerazioni e ancora adesso ho difficoltà a mettere su carta quelle che sono state le sensazioni e le emozioni che ho provato e che voglio condividere con voi.

Il racconto è suddiviso in capitoli piuttosto brevi, con un’intestazione che ci riporta ai titoli degli atti di una commedia. Ognuno di loro è fine a se stesso e ognuno ci introduce ad un personaggio che può essere un cliente di Shun, un chitarrista sconosciuto ma saggio, l’agente/pappone con l’istinto di protezione nei confronti del ragazzo (o chissà semplicemente nei confronti del “prodotto usurato”) e il disarmante Toru, che con la sua toccante ingenuità sembra scalfire la corazza di indifferenza che Shun si è costruito in tutti quegli anni di vita miseranda.

La scrittura dell’autrice è mirabile, fluida, scorrevole ed esposta in un italiano forbito, sobrio, elegante e mai fuori le righe. Ogni parola, ogni frase, ogni pensiero hanno un loro perché e fungono da collante per una più vasta visione dell’insieme. Niente è stato scritto a caso e questo ci permette di provare intense emozioni attraverso la liricità dei dialoghi e l’introspezione dei personaggi fin nei loro più reconditi pensieri.

Tokyo, il Giappone e l’invidia dell’Occidente

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Tokyo

Premetto che non sono una profonda conoscitrice della civiltà Nipponica,  so il minimo indispensabile di quello che ci viene propinato nelle scuole (onore, samurai, bomba atomica, kamikaze etc. etc.) e poi naturalmente ho visto dei film sull’argomento, a partire dal gettonatissimo Il Samurai con Tom Cruise al meno conosciuto e toccante Merry Christmas Mr. Lawrence (con due mostri di bravura come David Bowie e Ryuichi Sakamoto).

Questo per farvi capire che tutto quello che ho appreso leggendo questo racconto mi è giunto nuovo ed è stato molto facile per me farmi delle opinioni sulla base di quello che l’autrice (che al contrario di me penso abbia conoscenze più che approfondite) ha esposto con tanta dovizia di particolari ma senza mai annoiarci.

Fondamentale, per meglio capire il significato del racconto, è la profonda e destabilizzante incertezza che convive nella civiltà Giapponese. Da un lato c’è un profondo e radicato senso della tradizione, un passato intriso di regole e concetti difficilmente comprensibili da un non giapponese, dall’altra c’è però quella brama di occidente, quell’invidia delle fattezze occidentali che rendono il mezzo sangue Shun una bellezza da fagocitare e possedere. Addirittura alcuni host agiscono sui propri connotati per potersi occidentalizzare e poter cancellare quelle caratteristiche orientali che li rendono così uguali alla media e quindi mediocri, secondo il loro malato senso di edonismo.

Tokyo, con i suoi decadenti locali pieni di vizio e perdizione è l’emblema di tutto ciò . Il benessere economico non garantisce la realizzazione personale e la triste fauna dei clienti che gravitano intorno a Shun ne è l’esempio più sconvolgente. Uomini e donne, a volte economicamente realizzati e con posizioni di tutto rilievo, riversano il loro disagio e la loro fragilità nell’alcool ed in giovani escort che fingono di amarli e realizzano il loro desiderio di sentirsi accettati ed amati senza però mettersi in gioco.

Ma i desideri sono pericolosi e Tokyo è come un cane che si mangia la coda, ti fa desiderare cose irraggiungibili e ti getta nella disperazione più profonda che è poi quella che ti fa continuare a desiderare strenuamente un qualcosa che non avrai mai.

Ma il Giappone che l’autrice ci presenta non è solo questo, con la sua penna caustica e sincera, ci porta attraverso piccole routine a noi completamente sconosciute. Ristoranti particolari e personaggi così stravaganti da farci sorridere (l’uomo con la pannocchia è tragico ed esilarante allo stesso tempo, come anche il ragazzo che immerge le action figure nel cibo), nonostante siano la dimostrazione di una popolazione con un profondo disagio interiore.

Ma è nella descrizione e nel tratteggio dei vari personaggi che la scrittrice dà veramente il meglio di sé.

I personaggi – tragiche maschere di una commedia dell’assurdo

Come ho già scritto, il racconto è suddiviso in vari capitoli che danno spazio ai vari personaggi che gravitano intorno a Shun, fulcro principale dei loro desideri e della loro disperazione.

Chitarrista giapponese
Chitarrista giapponese

La clientela del ragazzo è formata da donne e uomini con un profondo disagio e con sicuramente un senso di inadeguatezza che li spinge a pensare di non essere degni di amore e di rispetto. Il loro desiderio più profondo è essere “amati” da un personaggio come Shun, un ragazzo bellissimo, con quegli occhi blu che lo pongono un gradino più in alto di tutti gli altri. Ed è proprio il suo effimero amore che di riflesso rende loro migliori agli occhi della società.

Tutto ciò è veramente tragico e deprimente e alcuni di loro non reggono a tanto dolore e decidono di farla finita, come Yuri, la cui scomparsa non viene praticamente registrata da nessuno e la cui ultima disperata lettera viene bellamente non considerata (in un moto secondo me di auto difesa) dal nostro Shun.

Mamimi è un’altra cliente di Shun ed anche lei è una maschera tragica all’interno di questa commedia dell’assurdo. E’ abbastanza intelligente da rendersi conto della caducità dell’amore di Shun, ma nonostante ciò ha venduto l’anima al diavolo per poter godere delle attenzioni del ragazzo ed è così tenera la sua gioia nello scoprire che Shun ricorda il vero nome di Yuri da farci stringere il cuore dalla pena.

Anche Matsumoto, uomo di prestigio completamente infatuato dalla bellezza del ragazzo è un cliente abituale che però vuole qualcosa di più. Non gli bastano più poche serate rubate (e ben pagate), lui vuole essere l’unico e vuole il “prodotto” Shun, tutto per sé. Non dobbiamo farci intenerire da questi clienti così fragili e disturbati, a mio avviso sono solo degli squali, dei predatori egoisti che vogliono possedere un qualcosa di così bello ai loro occhi che permetta loro di sentirsi meno “brutti” dentro e fuori.

Infine ho molto apprezzato anche la figura di Miyamura, l’unica che sembra essere realmente interessata al bene di Shun. E’ difficile capire se il suo è un reale interesse per il ragazzo o semplicemente il freddo calcolo di un datore di lavoro che vuole proteggere il proprio investimento. Preferisco propendere per la prima ipotesi, mi farebbe più piacere e mi scalderebbe il cuore poterlo credere, però in effetti non ne posso essere sicura..

Un discorso a parte va naturalmente alla figura di Toru, ragazzo completamente al di fuori dal mondo allucinato nel quale vive Shun e che avrà il ruolo di “grillo parlante” alla ricerca di un’anima che il giovane host ha ormai smarrito da molto tempo. Il loro primo dialogo, pieno di non-sense, di humor e di imbarazzo è bellissimo. Le spiegazioni che Toru propone per il suo essere vicino al locale sono estemporanee e sincere (anche se non del tutto, come poi Shun ci farà notare più avanti nel racconto).

Toru non comprende le motivazioni e l’agire di Shun, è giustamente turbato dalla freddezza e dall’indifferenza dimostrata da quest’ultimo verso tutto ciò che lo circonda, ma nonostante ciò è attirato dal ragazzo più grande. E quello che potrebbe essere .. in quei pochi fatali minuti.. non si sa se potrà mai avverarsi..

Shun

Shun
Shun

Ho tenuto per ultimo questo fantastico bellissimo piccolo uomo. Comincio con il dire che, nonostante i suoi enormi difetti, ho amato profondamente questo ragazzo così disturbato. Shun è una figura tragica, un protagonista tenero ma crudele come solo una persona che soffre può essere. Non bisogna farsi intenerire più di tanto dalla sua enorme fragilità , perché alla fine Shun è pericolosissimo, per se stesso e sicuramente anche per gli altri.

Il suo fascino, che è alla base del suo successo all’interno del Parfume, irretisce come il canto di una sirena. Le persone si innamorano di lui e del suo saper amare. E’ il più ricercato perché il suo più grande pregio è il farti sentire amato e desiderato, ma dentro di lui c’è una freddezza allucinante che lo porta a non preoccuparsi più di tanto della morte di Yuri e addirittura non leggere la lettera che lei gli ha mandato. Yuri si dimostra egoista fino alla fine, cercando di far ricadere su Shun il disagio che l’ha portata a farla finita. Tutti questi clienti sono dei parassiti, delle remore che succhiano la vitalità e la bellezza del ragazzo e la sua unica difesa è appunto la freddezza e l’indifferenza.

Eppure come non amarlo con tutte le sue insicurezza e la sua lucida crudeltà, con il suo passato continuamente alla ricerca dell’accettazione (sconvolgente il ricordo di lui da piccolo al parco giochi) e con le sue bugie che ci vengono rivelate verso la fine del racconto e ci fanno soffrire per lui. Shun, con le sue struggenti contraddizioni, ispira emozioni forti, difficili da controllare. Avrei desiderato coccolarlo e consolarlo come fa una madre con un figlio, avrei voluto consigliarlo e divertirmi con lui come solo amico fraterno può fare e avrei voluto amarlo a farmi amare da lui per fargli capire che non tutto è effimero nella vita..

Nonostante tutto, il finale e la conseguente scelta di Shun (che naturalmente non vi spoilero), non mi ha assolutamente delusa…sono contenta che, ovunque sarà, potrà comunque assaporare la vita che merita un giovane venticinquenne.

Riguardo all’autrice Eleonora C. Caruso

Eleonora C. Caruso è nata nel 1986 e si è annoiata finché non è andato in onda Sailor Moon. Nel 2001 ha cominciato a scrivere in rete fan fiction sui suoi anime preferiti, conquistando in breve tempo migliaia di lettori. Ha fatto l’operaia, la commessa, l’impiegata, la centralinista di call center. Vive nella provincia di Novara e ha un blog dove parla, senza soluzione di continuità, di ciò che ama. Ha pubblicato per Indiana Comunque vada non importa.

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